L’Agenzia delle Entrate ha potenziato i propri strumenti di controllo introducendo sistemi avanzati di intelligenza artificiale capaci di analizzare enormi quantità di dati in tempi rapidissimi.
L’obiettivo è individuare eventuali incongruenze tra quanto dichiarato dai contribuenti e il loro reale tenore di vita.

Il cuore di questo nuovo sistema si chiama Ve.R.A., acronimo di Verifica Rapporti Addestrata: una piattaforma tecnologica progettata per supportare il contrasto all’evasione fiscale attraverso l’incrocio automatico di dati finanziari, patrimoniali e digitali.
Cos’è Ve.R.A. e quali dati analizza
Il software utilizza le informazioni contenute nella cosiddetta Superanagrafe bancaria, insieme ai dati provenienti da:
- dichiarazioni dei redditi;
- fatturazione elettronica;
- Catasto;
- conti correnti;
- movimenti bancari;
- carte di credito e bancomat.
A differenza del passato, quando i controlli venivano effettuati soprattutto a campione, oggi l’analisi può essere continua e molto più estesa. L’algoritmo confronta automaticamente redditi dichiarati, spese sostenute e patrimonio posseduto, evidenziando eventuali anomalie.
Anche social network e web sotto osservazione
Uno degli aspetti più discussi riguarda la capacità del sistema di raccogliere informazioni pubblicamente disponibili online. Attraverso strumenti di analisi automatizzata del web, il Fisco può incrociare elementi presenti sui social network o su piattaforme digitali con i dati fiscali ufficiali.
Foto di beni di lusso, vendite online frequenti o uno stile di vita incompatibile con i redditi dichiarati possono contribuire ad aumentare il livello di rischio fiscale attribuito a un contribuente.
Questo non significa che un post su Instagram generi automaticamente un accertamento, ma può rappresentare un elemento aggiuntivo nelle verifiche.
Chi può finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate
Ve.R.A. segnala i casi considerati “anomali” sulla base di determinati indicatori. Tra quelli più monitorati ci sono: Se una persona dichiara redditi modesti ma sostiene spese elevate o acquista beni costosi, il sistema può rilevare un’incoerenza.
Bonifici frequenti, versamenti in contanti ricorrenti o flussi di denaro incompatibili con l’attività svolta possono far scattare approfondimenti. Anche un aumento consistente della liquidità sui conti correnti, non giustificato dai redditi dichiarati, può essere considerato un segnale di rischio.
Vendite abituali su marketplace o guadagni derivanti da attività digitali potrebbero attirare l’attenzione del Fisco se non risultano fiscalmente dichiarati.
Nessun accertamento automatico: decide sempre un funzionario
Nonostante l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il sistema non può emettere automaticamente sanzioni o avvisi di accertamento.
L’algoritmo si limita a individuare situazioni potenzialmente irregolari e a generare liste di contribuenti da verificare. Saranno poi i funzionari dell’Agenzia delle Entrate a valutare ogni singolo caso prima di avviare eventuali controlli ufficiali. Questo passaggio umano resta fondamentale per evitare errori e garantire il rispetto delle tutele previste dalla legge.
Con l’automazione dei controlli, i tempi di intervento del Fisco si stanno riducendo sensibilmente. In passato un accertamento poteva arrivare anche dopo quattro o cinque anni dalla dichiarazione dei redditi. Oggi, invece, le cosiddette lettere di compliance possono essere inviate già entro l’anno successivo.
Si tratta di comunicazioni con cui l’Agenzia invita il contribuente a chiarire eventuali anomalie riscontrate prima dell’avvio di un vero accertamento fiscale.
I diritti del contribuente restano garantiti
Anche nell’era dell’intelligenza artificiale, il contribuente mantiene precise garanzie difensive.
Prima che un accertamento diventi definitivo, è previsto il diritto al contraddittorio preventivo: il cittadino può presentare documenti, spiegazioni e prove per dimostrare la regolarità della propria posizione.
Molte situazioni apparentemente sospette possono infatti avere origini del tutto lecite, come:
- donazioni familiari;
- eredità;
- risarcimenti assicurativi;
- prestiti documentati.
La Corte di Cassazione ha inoltre chiarito più volte che i movimenti bancari rappresentano semplici presunzioni e non prove automatiche di evasione fiscale.
IA e Fisco: cambia il modo di fare controlli
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il sistema dei controlli fiscali in Italia. L’obiettivo dichiarato è rendere le verifiche più rapide ed efficienti, concentrando l’attenzione sui casi considerati più a rischio.
Per i contribuenti diventa quindi sempre più importante mantenere coerenza tra redditi dichiarati, movimenti finanziari e stile di vita, conservando tutta la documentazione utile a giustificare eventuali anomalie.





