Dal 2026 cambia il costo dell’imposta di bollo sui conti correnti aziendali.
Con l’entrata in vigore del Decreto Fiscale n. 38/2026, lo Stato introduce un incremento che coinvolge imprese, società e studi professionali associati, mentre restano esclusi i privati cittadini.
La novità è diventata operativa dal 28 marzo 2026 e comporta un aggravio diretto per tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche.
La modifica riguarda esclusivamente i conti correnti intestati a società, imprese e realtà organizzate. L’imposta annuale passa infatti da 100 euro a 118 euro.
Tradotto nella pratica, le banche addebiteranno 29,50 euro ogni trimestre direttamente sul conto, versando poi l’importo all’Erario.
Per i correntisti privati, invece, non cambia nulla: resta confermata la quota annuale di 34,20 euro prevista per le persone fisiche.
Tra gli aspetti più particolari della norma c’è il trattamento riservato alle ditte individuali.
Nonostante operino con partita IVA, queste attività continuano a essere considerate persone fisiche dal punto di vista fiscale. Per questo motivo non subiranno alcun aumento e continueranno a pagare l’imposta standard da 34,20 euro annui.
Una distinzione che crea una differenza significativa rispetto alle società strutturate e agli studi associati, chiamati invece a sostenere il nuovo costo maggiorato.
La normativa mantiene alcune esenzioni specifiche. Tra i soggetti che possono non versare l’imposta figurano gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS.
Per ottenere l’esenzione, però, è necessario che il conto corrente venga utilizzato esclusivamente per attività istituzionali. Inoltre, l’ente dovrà consegnare alla banca una dichiarazione sostitutiva che attesti il possesso dei requisiti richiesti dalla legge.
Spetterà poi all’istituto bancario verificare la correttezza della documentazione presentata.
Uno degli elementi che ha sorpreso maggiormente riguarda l’applicazione immediata della misura.
Il nuovo importo è entrato in vigore subito dopo la pubblicazione del decreto, senza alcun periodo di adattamento per gli istituti di credito. Le banche hanno quindi dovuto aggiornare rapidamente i propri sistemi contabili per adeguarsi alla nuova disciplina fiscale.
L’obiettivo del Governo appare chiaro: accelerare l’incasso delle maggiori entrate fiscali previste dalla manovra. L’aumento dell’imposta di bollo rappresenta una nuova voce di costo per imprese e società, chiamate ora a rivedere le proprie pianificazioni finanziarie.
Resta da capire se questa misura porterà le aziende a ridurre il numero dei conti correnti intestati oppure se il rincaro verrà semplicemente assorbito come spesa ordinaria, senza modificare le strategie di gestione della liquidità.